Cosa faccio

Pittura

Quando ho le mani sporche di colore, è quello in momento in cui mi sento bene. Avere il pennello tra le dita, sentirne il profilo affusolato e pesarne la sua leggerezza sono l’inizio della mia piccola magia. Negli anni ho potuto sperimentare la pittura su diversi materiali, dalla classica tela, alla sofisticata ceramica, al freddo metallo fino al caldo e ruvido legno.

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Tela

Il bianco della tela è troppo bianco, è come un invito a sporcalo con i colori. Mi piace fare in modo che il colore assuma una forma materica, quasi tridimensionale. L’ausilio di paste materiche e stucchi sono la base perfetta per dare corpo ad un quadro. Il colore, che sia denso, oppure al contrario acquarellato, o usato a secco, dona anima e personalità al dipinto.

Un quadro è qualcosa di molto personale. Per questo diventa quasi un’esigenza parlare con il committente a lungo, non solo per capirne le esigenze, ma per cercare di cogliere qualche lato della sua personalità, delle sue emozioni, che mi permettano di realizzare un’opera che non sia solo bella, ma che sia la rappresentazione a colori di un sentimento.

Un dipinto va a riempire uno spazio, arreda in maniera molto decisa una parete, o un’intera stanza. Quando possibile mi reco sul posto per rendermi conto degli spazi, ma soprattutto del contesto in cui andrà inserito. Devo capire se il quadro deve essere armonioso con ciò che lo circonda oppure se deve essere un elemento di rottura. È così che io intendo “fatto su misura”. Il quadro ha dimensioni fisiche, riempe una dimensione di vita e coglie l’anima di chi lo possiede.

Non è sempre facile però. Un quadro può creare anche una grande frustrazione. Non sempre si riesce a rappresentare su tela quello che si ha nel cuore. Diverse tele giacciono su uno scaffale del mio laboratorio, incompiute, ma non abbandonate. Capita, infatti, che sia solo il momento sbagliato per un lavoro. Poi riprendi in mano quello schizzo, lo osservi per un attimo, ti riapassioni e, in men che non si dica, anche quel quadro riprende vita.

Legno

Sto lavorando sempre più assiduamente col legno. Lo trovo un materiale stupendo, che va trattato con rispetto. Ogni essenza ha una sua particolare caratteristica ed il colore si comporta in maniera diversa regalando effetti sempre diversi e sorprendenti.

Il legno necessità di preparazione, ma prima di tutto lo si deve trovare. Da amante della natura cerco, nel mio piccolo, di utilizzare il più possibile materiali di recupero e di recuperare materiali destinati alla distruzione. Con l’aiuto del mio papà, andiamo alla ricerca di tronchi nelle nostre zone, magari trasportati dall’acqua del vicino torrente o rami spezzati dal vento. Un’altra fonte molto importante sono le segherie limitrofe. Hanno spesso scarti di lavorazione che ben si prestano ad essere riutilizzati.

A questo punto: al lavoro! I tronchi vanno tagliati a fette, queste devono essere levigate per bene, infine, bisogna che la natura faccia, ancora una volta, la sua magia. Il legno deve stagionare. Il giardino di casa si riempe di tanti piccoli dischi di legno che, all’ombra degli alberi, col calore tiepido del sole e le carezze del vento, si asciugano. Dovreste vedere le mie corse quando, all’improvviso, scoppia un temporale estivo! È importante che il legno non si spacchi e non si deformi. Ma se dovesse succedere, niente paura! Tutto si riutilizza e nulla si spreca nel mio laboratorio.

Una volta che l’asciugatura è ultimata, inizia la fase creativa. Le fette di legno possono diventare targhette dipinte con i soggetti più svariati oppure centrotavola abbelliti da spezie, nastri, ceramiche e tutto quello che la fantasia regala.

In quanto materiale naturale, il lego presenta delle imperfezioni che però non sono difetti, ma caratteristiche intrinseche. Le mie targhette non sono un prodotto in serie, uscito da una linea di produzione. Per questo ognuna è diversa dall’altra, per questo vi potreste trovare i nodi tipici del legno, la colorazione non omogenea o delle piccole spaccature. È questo il fascino di lavorare con un prodotto naturale. Bisogna dimenticare la perfezione per appassionarsi all’imprevisto.

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Decorazioni mobili

L’ispirazione è arrivata improvvisamente. Stavo aiutando mia madre a svuotare la cantina di un vecchio zio, quando sotto un mucchio di teli, abbiamo trovato un piccolo tavolino dal piano ovale e dalle gambe arcuate. Era sporco, la vernice ormai scrostata e il piano semi sfondato. Qualcosa però mi ha sussurrato in testa che non era ancora giunto il momento di liberarsene. Ho iniziato così a mettere le mani anche sui mobili.

Non sono una restauratrice, quella è un’arte che richiede anni di studio e grande conoscenza della materia. Io mi dedico alla decorazione di mobili ordinari che sarebbero destinati a finire in cantina, o peggio, in discarica.
Ogni occasione è buona per visitare mercatini dell’usato alla ricerca di piccoli mobili vintage. Anche le incursioni in discarica sono utili, spesso i tesori si nascondono dietro strati di sporco e polvere, ma se salvati in tempo, regalano grandi soddisfazioni. Le cantine e le soffitte, poi, celano forse le sorprese migliori. Se un mobile è ancora in casa, non è ancora giunta la sua fine. Ed è in quel momento che mi piace intervenire e dare nuovo lustro ad un complemento d’arredo che riacquisterà un posto d’onore in casa.